INZOLIA IN PUREZZA
Valentina Soliani
Sapevo che appena varcato il portone d?ingresso del ristorante mia madre avrebbe passato in rassegna il mio aspetto, non approvandone neanche un dettaglio, ma il mio manifesto era tutto lì: alla fine di un?altra estate di lavoro duro, senza neanche un giorno di vacanza, né l?ombra di un fidanzato da anni ormai, svolgevo i miei compiti senza fiatare, ma senza alcuno slancio, nessun contributo alle cene romantiche dei miei clienti, né tanto meno alle riunioni di amici fra souvenir esotici e fotografie.
- In più, non mi pettino, non mi trucco e non stiro la divisa, ecco!
? Buonasera! Avete un tavolo libero??
Sollevai gli occhi dall?ordinazione scarabocchiata, appena in tempo per non travolgerlo nella mia camminata rapida e distratta verso la cucina. Il suo bel sorriso non mi era nuovo.
- Carino!
?Buonasera, certo, per quante persone?? sbirciai oltre la sua spalla per vedere se all?ingresso ci fosse qualcuno ad attendere un cenno di conferma per entrare.
- Nessuno?
Presi menu e carta dei vini, pensando già che sarebbe stata superflua. Mentre leggeva, passavo mentalmente in rassegna le bottiglie di vino aperte.
- Cenando da solo, mi chiederà di certo se posso versargli un calice soltanto?
Eliminando quelle aperte da troppo tempo e quelle che oramai erano diventate un blend di residui diversi destinate a sfumare il risotto dello chef, mi resi conto che la scelta si restringeva ad una sola bottiglia.
Un antipasto ed un secondo.
?E da bere??
Stavo per partire con un improbabile elogio del Pigato che giaceva nel buio del mio frigo dal giorno prima almeno, quando mi indicò il vino che gradiva per la sua quieta cena solitaria.
?Che ne pensi??
- Che sollievo: mi dà del tu.
Era la mia bottiglia preferita: un?inzolia in purezza di grande struttura e pregio. Motivò la scelta raccontandomi
del suo recente viaggio in Sicilia e dei peccati di gola commessi in quella terra che è tutta una tentazione.
?dieci giorni, in moto, un mio caro amico ed io?? Lo ascoltavo rapita.
Feci i gradini che portano in cantina, cercando di non ruzzolare per terra. Mi batteva il cuore.
Arrivai davanti alla porta del frigo, che grazie al riflesso della luce fioca della lampada, faceva da specchio restituendo impietosa la mia immagine spettinata, stropicciata e senza trucco.
- Accidenti!
Portò il calice al naso per una lunga olfazione ad occhi chiusi ed io ebbi modo di verificare che il suo anulare sinistro non era fasciato da alcun sordido circoletto di metallo scintillante. Sorrise compiaciuto. Ed io pure. Da quel bicchiere probabilmente gli stavano arrivando profumi familiari, peni di calore e con essi ricordi di vacanze e di risate.
Escludendo il profilo dell?avvinazzato casuale e pure quello dell?uomo sposato, in effetti me ne restava ancora uno da fugare e non potendo approfondire l?argomento, iniziai ad asciugare bicchieri fantasticando: speravo intensamente, ridendo di me stessa al contempo, di potergli piacere più io del suo amico, un giorno.
Ad un tratto vidi che sollevava la bottiglia , stringendo il collo tra indice e pollice e facendola oscillare appena davanti agli occhi, ne scrutava il contenuto rimasto. Mi lanciò uno sguardo ed io colsi un?intenzione, magari la voglia di condividere l?ultimo bicchiere. Quel desiderio sottile, però, restò sospeso nell?aria quanto la bottiglia e posandola, ordinò un caffé.
- Nella mia favola, Cenerentola resta sempre a rassettare il salone del ballo, mentre il principe di cui non si sa neanche il nome, se ne va a finire la serata altrove.
Con questi pensieri, raggiunsi controvoglia il bancone per preparagli il conto.
Strisciai la sua carta di credito nella fessura. Il terminale mi regalò ancora qualche minuto prezioso e finalmente un?intuizione. Smisi di tamburellare la carta sul banco e la lessi a voce alta, scandendo ogni sillaba.
?Fer-di-nan-do! ?
Mi guardò un po? stupito, come un alunno all?appello della maestra, ma sorrideva ed io avevo già la mano tesa. Me la strinse forte.
?Piacere Ferdinando, io sono Valentina.?
Da allora, anno dopo anno, l?anniversario del nostro incontro si festeggia sempre allo stesso modo e ad ogni bicchiere
d? inzolia che finisce, tra le risate e i baci, emergono nuovi dettagli bizzarri e inventati, su quella sera, che ciascuno di noi è convinto di ricordare e di saper raccontare meglio dell?altro.
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