Dalla finestra del casale Giorgio seguì la Renault fino a che la luce dei fanalini posteriori non fu inghiottita dalla curva. Non si sarebbe mai immaginato un epilogo come questo, tra lui ed Eva. Eppure, qualche minuto prima, sulla soglia con la valigia in mano, lei aveva detto Allora io vado. E lui era rimasto fermo e ammutolito, come se l'avessero gettato legato e imbavagliato dentro un pozzo. Settimane a discutere, implorare, ragionare, minacciare, piangere: niente. Eva aveva perso la testa per un ventisettenne, tredici anni meno di lei e diciassette meno di lui! - e aveva deciso di lasciarlo.
Quando la Renault aveva cominciato a muoversi, facendo scricchiolare il ghiaino sotto le ruote, Giorgio era corso alla finestra con la bocca spalancata: voleva gridare, chiamarla, ma anche la voce lo aveva abbandonato.
Il cielo imbruniva e tutta la vigna era percorsa dai primi rumori degli animali notturni. Tutto era come sempre, le quinte dei filari a digradare giù per la collina, i grappoli gonfi sui tralci, in attesa della vendemmia ormai prossima. Ma tutto sembrava già diverso, inesorabilmente cambiato. Mario, si chiamava quello. Un nome banale, come il lavoro che faceva: tecnico informatico. Ripensò ai dieci anni trascorsi, dopo che lui ed Eva avevano comprato il podere rilevando l'azienda, un colpo di fulmine che aveva cambiato radicalmente la loro vita, trasformandoli da bibliotecaria lei e architetto lui in viticoltori. Anche la loro vita di coppia era stata rilanciata di riflesso, tra loro erano rifioriti passione ed eros. Come due ragazzini ai primi appuntamenti, di notte andavano a passeggiare nella vigna, perdendosi e rincorrendosi tra i filari. Quando finalmente si acchiappavano finivano a fare l'amore furiosamente e spudoratamente a cielo scoperto, con gli sterpi che pungevano la carne, aggiungendo piacere al piacere. E se qualcuno ci sta guardando? i filari sono come quinte, qualcuno potrebbe essersi nascosto a spiarci, ridacchiava Eva. Lascia che ci guardi, non essere egoista, la felicità non può far male a nessuno, rispondeva lui. E ricominciavano. Dopo, uno dei due andava a prendere una bottiglia e un sacco a pelo. Il sonno li vinceva mentre cercavano di riconoscere le costellazioni. Li svegliava il sole alto, il cigolare dei primi trattori in movimento, i richiami dei contadini, il ronzare dei calabroni.
Il telefonino prese a vibrargli in tasca.
"…Eva?!..."
"Giorgio, sono Nico…"
"Ah …"
"Giorgio, come stai… se ne è andata?
"Sì."
"Senti che scoperta ha fatto Betta! Quel coglione è un salutista, non beve, non fuma, pare che stia in una setta tipo Scientology. Lei l'ha saputo da un'amica che conosce il tizio, dice che è un integralista del cazzo, fissato su certe cose."
"Sì"
"Sì, solo sì?! Dovresti fare salti di gioia. Con quello Eva non dura, dài, sarà anche giovane ma pensa che rottura, a Eva piace vivere, adora il buon vino, che ci fa con uno che dice solo no… vedrai che torna…su con la vita, ti chiamo presto, niente fesserie!"
Giorgio chiuse e intascò il cellulare. Astemio. Gli veniva da ridere. Astemio! Andò a prendere in cantina un rosso del '98, la prima annata della loro produzione. Ottima annata. Stappò, annusò e versò nella coppa da una certa altezza, mentre il gorgogliare del vino gli faceva aumentare la salivazione.
Sollevò la coppa al cielo tenendola delicatamente tra i palmi.
"Aiutami" pregò, come se ad ascoltarlo ci fosse Bacco in persona, e ci appoggiò le labbra.
Stava ancora facendosi bobbonare il sorso tra denti lingua e palato mentre il profumo gli invadeva le narici, che il cellulare segnalò l'arrivo di un sms.
"Ho ripensato a tutto quello che ci siamo detti. Vuoi ancora che venga con te in Thailandia? "
Numero sconosciuto. Giorgio scrisse: ha sbagliato num… ma si fermò. Guardò fuori. La vigna respirava quieta sul dorso della collina. Il mondo poteva tornare ancora a essergli amico e lui questo desiderava con tutto se stesso.
Cancellò e scrisse in maiuscolo: sì!
Biografia
Cresciuta nella Bassa Padana, giovanissima pubblica poesie e trascorre lunghi periodi girovagando in vari paesi europei.
Nel 1970 l'incontro con il teatro, prima leggero e poi impegnato con un proprio gruppo The a tre, la ferma a Roma dove attualmente risiede. Dopo la pubblicazione del romanzo Aspettando Ketty (Feltrinelli 1982) si dedica soprattutto alla scrittura, con qualche incursione nel cinema collaborando a sceneggiature (tra cui La città delle donne di Fellini). Tra i maggiori romanzi ci sono L'infedele (Rizzoli); Non voglio farti male (Garzanti); La Dea dei baci (finalista al premio Strega e premio Valle dei Trulli) e Amami (Baldini&Castoldi); Nascere non basta (premio Città di Bari) e Mi manchi (2008, Feltrinelli). Ha scritto per Il Male, il Manifesto, Il Gambero Rosso, AD Architectural Digest Italia, Primo Piano, Panorama Travel, Io Donna, Gioia, Grazia, Tu.
I suoi libri sono tradotti in Francia, Germania, Portogallo, Grecia, Polonia.
E' attiva in rete con il sito www.ippolitaavalli.it