La villa, il giardino, alcuni ettari intorno, una biblioteca con migliaia di volumi pigiati negli scaffali tarlati, centinaia di bottiglie impolverate nella cantina, una spider del 1961,
tre cavalli da sella e diversi quadri. Di soldi nemmeno l'ombra: eppure di denari il nonno doveva averne, e tanti. Sì, ma dove li aveva messi: certamente non sotto il classico mattone.
Una postilla in calce al testamento aveva lasciati perplessi noi e lo stesso notaio. Era scritta con la grafia del nonno :
< Carissimi, se desiderate anche il “resto” dovrete frequentare per un po' la cantina e la biblioteca. Abbiate cura delle mie bottiglie e dei miei libri. Auguri e buona fortuna! >
A quale resto alludesse, si intuiva subito. Il nonno non era stato uno spendaccione. Gran collezionista di libri antichi, di vini pregiati e particolari, questo è vero;
non è che fosse stato un gran lettore o bevitore impenitente, tuttavia quell'uomo taciturno un po’ misterioso e ricercato, dotato di cultura classica,
amava circondarsi di cose belle e raffinate. Era bibliomane oltre che bibliofilo e lo stesso valeva per le bottiglie d'annata.
Considerava la cantina il sancta sanctorum della sua casa e la biblioteca l'ara pacis dei suoi momenti di riposo.
Aveva collocato le bottiglie nelle nicchie in cantina che aveva ricavato nello spessore della muratura.
Ogni nicchia era numerata coi caratteri romani dipinti in bianco su sfondo nero ed anche i supporti dei candelieri provenienti probabilmente da qualche vecchia sacrestia, erano allineati come fossero granatieri.
Lampadine in cantina egli non ce le aveva volute, diceva che la luce elettrica “innervosiva e disturbava” il vino. Il nonno era fatto a modo suo.
Ai libri ed ai vini, altre passioni si erano aggiunte quando era rimasto vedovo. Gli piacevano in ordine gerarchico decrescente anche le donne ed i cavalli.
Che rapporti avesse poi con entrambi- data l'età avanzata- non era agevole stabilire. Al nonno piaceva l'idea di possedere il lato estetico delle cose belle.
Completato l'inventario non fu difficile il piano di suddivisione dell'eredità. Il vero problema era la singolare postilla al testamento che ci ficcava in testa le supposizioni più strampalate.
Quella frase era una fida. Si trattava di esplorare la cantina e la biblioteca: iniziammo dalla cantina. Controlli sistematici.
Esaminammo le bottiglie, una ad una. Vini dai nomi sconosciuti, altri noti e di annate di pregio.
Ad un certo punto una bottiglia ci fece sobbalzare. Sull'etichetta una scritta a penna con la grafia del nonno: "G. Baptista Cruci est indicium."
Grandezza di internet e di Google! Dopo qualche clic su...vino e...Croce, ecco apparire la videata web su Giovanni Battista Croce
autore "Della eccellenza e diversità de i vini che nella montagna di Torino si fanno." Di corsa in biblioteca; ecco il libro polveroso e dentro un cartellino:
< Bravi! Bene, primo indizio risolto. La banca è la G.Tell Credit Group di Ginevra. Il numero di conto è in cantina: nicchia prima, numero bottiglia LXXI.>
Giù per le scale a rotta di collo. A quel posto c'era una bottiglia impolverata con una scritta della casa vinicola con l'etichetta sul retro ed i versi di Marziale.
Cuori che battono. Uaooh! Emozione. Leggiamo: Epistola del brindisi per le donne amate.“Laevia sex cyathis, septem Iustina bibatur, quimque Lycas, Lyde quattuor, Ida tribus.
Ommnis ab infuso numeretur amica Falerno,et quia nulla venit, tu mihi, Somne,veni.” Federica, fresca della maturità classica tradusse a braccio: Levia: cinque.
Giustina: otto. Lica e Lide: quattro e quattro. Ida tre. Quante lettere ha ciascuna delle mie amanti, altrettante coppe di falerno versato.
E poiché non ne arriva neppur una, vieni tu, sonno, a me. Eureka! Accidenti ragazzi: il C/C è il n. 58443. Aprimmo la bottiglia e brindammo felici.
Mai vino ci sembrò più buono. L'indomani di buon mattino partimmo per Ginevra.